Differenza fra allergia e intolleranza alimentare

Pubblicato: 08-01-2015 : 410

Qual è la differenza fra allergia e intolleranzaCosa cambia? Spesso si fa molta confusione fra i due concetti, i quali in realtà sono differenti tra di loro, nonostante siano accomunati da quasi gli stessi sintomi. Il meccanismo che sta alla base dell’allergiaè diverso rispetto a quello che scatena un’intolleranza. Andiamo a vedere più in dettaglio in che cosa consistono.

Allergia

L’allergia è una reazione in cui si incorre, perché viene scatenata in maniera esagerata dal sistema immunitario. Questo meccanismo si attiva in base ad unallergene. Quest’ultimo viene percepito come un elemento estraneo e quindi possibilmente come una causa di danno. Il sistema di anticorpi che possiede il nostro organismo provoca una risposta immunitaria, che di solito è sproporzionata e può arrivare ad avere conseguenze gravi.

sintomi consistono in dolori addominali, diarrea, nausea, prurito, difficoltà respiratorie, gonfiore allo stomaco, problemi cardiaci, per arrivare, a volte, anche ad un vero e proprio shock anafilattico. In questo caso, specialmente se ci riferiamo ad allergie alimentari, la reazione si può considerare non tossica, anche se violenta. Inoltre il modo di reagire del nostro corpo è indipendente dalla dose di un dato cibo che si assume. L’unico rimedio consiste nell’eliminare totalmente l’alimento dalla nostra dieta oppure nel ricorrere al vaccino per l’allergia.

Il vaccino per l’allergia funziona davvero? La pratica medica dell’immunoterapia specifica, volta a curare le reazioni avverse ad alcuni elementi o sostanze, si sta diffondendo sempre di più, anche in corrispondenza dell’aumento esponenziale di soggetti allergici ma di fronte a tali circostanze, tutti si chiedono se vale la pena effettuare il vaccino. Se vi state interrogando sulla sua reale efficacia, la risposta è sì, lo è, e in alcuni casi si rivela essere persino una terapia salvavita ma deve essere scelto con attenzione. Vediamo in dettaglio di cosa si tratta.

Funzionano i vaccini?

Nella cura della sintomatologia allergica, i vaccini hanno dimostrato di essere altamente efficaci, soprattutto nei casi in cui le allergie su cui intervenire sono quelle provocate dal veleno degli imenotteri (come ad esempio api o vespe). Riescono a ridurre il rischio di morte e sono utili anche per coloro che soffrono di rinite allergica. In quest’ultimo caso, in particolare, modificano l’evoluzione della malattia arrestando la corsa verso l’asma. Rispetto ai farmaci, il grande vantaggio portato dall’utilizzo dei vaccini nella cura delle allergie è costituito dalla capacità di agire sulla risposta immunitaria dell’organismo, inducendo la tolleranzaall’allergene cui si è sensibili. In questo modo, anche anni dopo la conclusione della terapia, è possibile ridurre l’allergia giungendo ad abbandonare i farmaci. Viene presentata dagli istituti medici come una vera e propria cura, quindi e non un tamponamento dei sintomi come accade con antistaminici o cortisonici.

Chi può fare il vaccino per l’allergia?

Ad intraprendere la strada dell’immunoterapia sono gli allergici al veleno di imenotteri, ai pollini e agli acari della polvere. Purtroppo bisogna attendere ancora un po’ per le allergie ai cibi. Chiaramente è il medico ad indicare il modo giusto per curare l’allergia con il vaccino. È lui a stabilire il tipo di somministrazione (mediante iniezioni settimanali oppure attraverso compresse orodispersibili) che sarà commisurata alla gravità dell’allergia e allo stato di salute generale della persona. Per quanto concerne il calendario della terapia, anche in questo caso le scadenze possono variare da persona a persona. Ad esempio per l’allergia ai pollini, il vaccino può essere somministrato prima o durante la stagione più critica per il paziente.

Intolleranza

Nel caso dell’intolleranza non viene per niente coinvolto il sistema immunitario. L’intolleranza, quindi, non è una risposta immunitaria dell’organismo. Di solito la reazione si ha quando si consuma una quantità abbondante di un determinato cibo e l’organismo si trova in difficoltà, perché non riesce a digerirlo in maniera corretta. I sintomi dell’intolleranza consistono in dolori addominali, diarrea, nausea, prurito e arrossamento della pelle. In questo caso la reazione si può considerare veramente tossica e dipende dalla dose dell’alimento che viene mangiato. Un rimedio potrebbe essere assumere quel determinato cibo, a cui si è intolleranti, in piccole quantità.

Esistono anche delle forme di intolleranza alimentare che si possono confondere con le allergie. Si tratta, in questi casi, dipseudoallergie. Il meccanismo d’azione è quello che prevede la produzione di istamina, che il nostro organismo rilascia dopo l’ingestione di un alimento. A provocare questo tipo di risposta sono in particolare alcuni alimenti, come i crostacei, il pesce in scatola, i pomodori e il cioccolato. In termini medici queste intolleranze possono essere definite come una specie di allergia dovuta proprio alla produzione di istamina. Per risolvere ogni dubbio, ci si può sottoporre anche ai test specifici per allergie e intolleranze alimentari.

test per allergie e intolleranze alimentari funzionano davvero? Spesso di discute di quanto sia importante effettuare unadiagnosi corretta e si fa il punto sui falsi positivi, che a volte possono condizionare notevolmente le abitudini di vita dei pazienti. Una diagnosi che possa essere considerata valida non può limitarsi ai test, i quali sono presenti in gran numero e a volte riescono anche a dare, comunque, un’idea precisa. Spesso, però, alcuni esami mettono in luce numerose positività, che non sempre corrispondono alla realtà.

La diagnosi

Per questo motivo gli esperti fanno notare che si dovrebbe prestare molta attenzione ai test, perché a volte esami come l’analisi del capello o labiorisonanza possono dare dei risultati non corretti. In certi casi, dopo aver riscontrato delle positività con esami di questo tipo, viene raccomandato ai pazienti di eliminare molti cibi.

Si tratta di alimenti che a volte possono provocare disturbi gastrointestinali, ma che non influiscono in modo determinante causando un’allergia. Per questo si finisce a volte per eliminare numerosi cibi, sottraendo all’organismo la giusta quantità di minerali.

I test per le intolleranze alimentari, insomma, dovrebbero essere strettamente collegati ad una diagnosi maggiormente accurata, che preveda anche l’interpretazione dei sintomi nel paziente, la possibilità di escludere altre eventuali cause e la ricerca degli anticorpi di classe IgE nel sangue tramite delle prove immunochimiche.

I test alternativi

I test alternativi, quindi, vanno analizzati con grande attenzione, per evitare il rischio di falsi positivi e di risultati negativi non veritieri. Per scoprire se un paziente è intollerante ad un dato alimento, bisognerebbe anche sottoporlo ad una dieta che prevede l’esclusione di quel cibo per due settimane o per un mese. In questo modo si potrà tenere conto, eventualmente, del miglioramento dello stato di salute, che deve essere, comunque, notevole per poter parlare di una vera e propria allergia.

Solo dopo un’analisi dettagliata relativa alla situazione nello specifico, il medico deciderà di ricorrere ai test cutanei, come lo scratch test o il prick test, per confermare correttamente la diagnosi. E’ importante, comunque, evitare di affidarsi a degli esami di dubbia efficacia, come il test di citotossicità o il test di scatenamento, che rappresentano degli approcci controversi, i quali, secondo alcuni studi clinici, non sarebbero considerati efficaci per diagnosticare delle allergie alimentari.


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